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08/04/2014

Alla redazione del Gazzettino di Venezia

in risposta all’articolo del 7/4/2014 del Gazzettino – Stop ai motori, ma le barche a remi non riempiono il Canal Grande:

Buongiorno,

sono Luca Bianchetto dell’associazione culturale galleggiante “Il Caicio”, rispetto all’articolo di Tullio Cardona sulle manifestazioni di domenica 6 aprile per la giornata ecologica, ci è sembrato di cogliere tono critico circa la scarsa partecipazione delle barche a remi a Venezia.

C’era oggettivamente un buon numero di barche – forse sembravano poche perché non facevano rumore e andavano tranquille? –  ma il cronista era così occupato a fare la lista degli imprenditori dell’elettrico che probabilmente non ha avuto tempo di vedere quanto fosse bello il Canal Grande senza nemmeno una onda.

E non ha notato nemmeno come la città – finalmente in pieno giorno – abbia tirato un sospiro di sollievo.

Anche la comunicazione istituzionale dell’evento è stata quasi interamente fagocitata dagli interessi dei virtuosi della propulsione elettrica, dimenticando che il motore elettrico è molto bello ma ha un grosso, pesantissimo e poco ecologico limite: le batterie.

Noi che frequentiamo quotidianamente i canali della città a remi, c’eravamo e abbiamo notato la differenza.

Notiamo anche che non si è spesa una parola per sottolineare quanti danni provochi invece il moto ondoso, probabilmente il problema più cogente che dà senso a una domenica ecologica a Venezia.

Tra l’altro, rispetto all’organizzazione della manifestazione ci pare curioso riscontrare che mentre in terraferma i blocchi finivano alle 18, in Canal Grande alle 15 il “rodeo” era già nuovamente aperto.

Forse il motivo per cui c’erano poche barche private e a remi è perchè non si è mai fatta una politica per promuovere la voga (non sportiva) che tenga conto dello spazio vitale urbanistico dell’acqua. Alla prova dei fatti il remo rimane ancora ancora a distanza di millenni l’unico modo ecologico per girare in una città così particolare e delicata come Venezia.

Forse bisognerebbe programmare più domeniche ecologiche (e perchè no, giornate, settimane …) durante l’anno e far rispettare i regolamenti vigenti in modo più severo. I cittadini avrebbero più piacere di girare a remi senza rischiare la vita.

Andando a remi ci si rende conto della marea che cala, della marea che cresce, della città che respira, delle correnti che cambiano e diventano sempre più impetuose, dei fondali che diventano sempre più profondi, dei danni provocati dai motori sull’ambiente e sulla città storica.

Caro Cardona, per partecipare bisogna scendere in acqua e riappropriarsi di questo luogo pubblico. 

Se l’avesse fatto anche lei forse si sarebbe accorto che la “balotina di Slow Boat Delivery” del suo articolo non era in realtà una balotina ma una “batea” messa a disposizione da un’associazione (Arzanà) che come molte altre realtà in città (Viva Voga Veneta, il Caicio) cercano di riportare i veneziani a riappropriarsi dell’acqua (la consegna della verdura a remi, la voga per canali…) al di fuori della dimensione agonistica o alienante del trasporto e del diporto.

Questo è un segnale di un certo fermento.
Ed è tempo che qualcuno inizi a rifletterci.

Cordialmente.
Luca Bianchetto
Presidente Associazione culturale galleggiante il Caicio

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